Spesso sono proprio gli episodi minori a rivelare, in modo sintomatico, mali silenti ma presenti. Lo scorso 25 settembre il musicista congolese Noël Ngiama Makanda non ha potuto esibirsi allo Zénith di Parigi. A cancellare il previsto concerto ha provveduto il Prefetto di Parigi, Didier Lallement, motivando il provvedimento col «contesto politico particolarmente teso e violento tra sostenitori e oppositori del regime in vigore» nella Repubblica Democratica del Congo. Essendo l’artista vicino al governo, il timore era che oppositori e ribelli potessero creare disordini nel corso dell’esibizione.

Già nel febbraio dell’anno scorso, a Bercy, scoppiarono incidenti violenti durante il concerto di un’altra star congolese, il cantautore Fally Ipupa, ritenuto sempre filogovernativo. E timori aleggiano già circa quattro altri spettacoli simili, quelli di Félix Wazekwa e Fabregas a Lione, rispettivamente il 23 ottobre ed il 13 novembre, nonché quelli di Ferré Gola il 7 novembre al Casino de Paris e di Koffi Olomide il 27 novembre alla Défense Arena.

Cosa sta succedendo? Nella Repubblica Democratica del Congo si registrano scontri frequenti e particolarmente violenti tra l’esercito e le varie fazioni islamiche, facenti riferimento all’Adf, le Forze Democratiche Alleate, ben strutturate col terrorismo internazionale, tanto in termini di reclutamento quanto in termini di finanziamento, in particolare con al-Shabaab, al-Qaeda, con l’Isis, con Boko Haram e coi talebani. Son proprio queste reti a consentire ai ribelli di colpire senza difficoltà anche all’estero e di rappresentare non solo un timore, bensì un pericolo reale, ad esempio durante un concerto in Francia, come le cronache dimostrano.