Nei cinema è giunta l’ennesima pellicola anticattolica, Benedetta, firmata dal regista e produttore olandese Paul Verhoeven, lo stesso di altri film a dir poco problematici, come Basic Instinct.

Seguendo come traccia il libro scritto una trentina d’anni fa da Judith C. Brown, narra, a modo suo, la vicenda di una religiosa italiana, vissuta nel XVII secolo nel convento di Pescia, in Toscana, per alcuni mistica, per altri mistificatrice, finita comunque sul rogo in quanto accusata di aver avuto una relazione con una consorella.

Per capire la prospettiva volutamente faziosa data alla pellicola, valgono più di mille altri discorsi le dichiarazioni rilasciate dal regista alla stampa e riportate dal quotidiano francese L’Yonne Républicaine: Verhoeven ha lodato il suo sceneggiatore, l’americano David Birke, per aver saputo «bilanciare la religione, la sessualità ed i raggiri politici della Chiesa, il che non era facile», mostrando così come si tratti dell’ennesimo prodotto “a tema” ovvero già pregiudizialmente incline a massacrare la fede cattolica sulla scorta di situazioni ed informazioni utilizzate con chiari intenti denigratori.

Se da una parte la Chiesa resta purtroppo il bersaglio preferito, dall’altra il politically correct ricorre alla cancel culture ogniqualvolta possa umiliare i valori, le tradizioni ed il patrimonio culturale occidentale, lanciando a sproposito accuse di razzismo e promuovendo in alternativa la violenza stile Black Lives Matter. Ciò che è avvenuto, per intenderci, a Edimburgo, dove la James Gillespie’s High School ha bandito la nota opera di Harper Lee, Il buio oltre la siepe, in quanto, secondo i docenti, in essa la parte dell’eroe la farebbe un bianco, l’avv. Atticus Finch, e non il protagonista, Tom Robinson, un giovane di colore condannato ingiustamente. Da notarsi, come il romanzo sia già stato espulso per motivi analoghi anche dalle scuole della California e del Canada.