Il saggio, scritto dal conte Joseph de Maistre nel 1809 e pubblicato a Pietroburgo ed a Parigi nel 1814, rappresenta una delle espressioni più compiute di letteratura controrivoluzionaria in un periodo dominato dai furori giacobini e dalla dittatura dei Lumi. «Non è un trattato sistematico di filosofia politica – scrive nell’Introduzione il Prof. Roberto de Mattei – ma un saggio rivolto contro una determinata categoria di avversari, i fabbricatori di costituzioni a tavolino, gli ideologi rivoluzionari che, disprezzando la lezione della storia e dell’esperienza, avevano preteso di elaborare un modello puramente astratto delle strutture sociali e politiche. Opera dunque, dove l’autore non si limita a una reazione polemica, ma risale alle cause più lontane, penetra le conseguenze ultime, arriva a riscoprire il valore positivo di elementi la cui verità maggiore non è soltanto polemica, ma può e deve essere più ampiamente riconquistata». De Maistre procede dall’esperienza viva, risale alle cause più lontane e scorge le conseguenze ultime degli eventi, arrivando «a riscoprire il valore positivo di elementi, la cui verità maggiore non è soltanto polemica, ma può e deve essere più ampiamente riconquistata».

Il realismo filosofico, che caratterizza qui il pensiero dell’autore, conduce attraverso «l’opera delle circostanze» a cogliere l’intervento della Provvidenza, che stende la sua mano misteriosa. Solo dalla legittimazione morale e religiosa, la politica e il diritto traggono illuminazione per vivere bene secondo giustizia.