Tra le numerose testimonianze della presa di Porta Pia del 20 settembre 1870, segnaliamo il diario inedito di un protagonista di quei giorni, Raffaele Mogliazzi, convinto e fervente “papalino”. Mogliazzi fu sergente nel corpo dei volontari pontifici, costituito dal principe Lancellotti (i cosiddetti “caccialepre”), che raccoglieva diversi giovani della classe professionale e impiegatizia romana.

La sua testimonianza, tornata alla luce dopo un secolo e mezzo, alterna la descrizione delle giornate di vita vissuta con quella degli eventi storici di cui fu testimone. Si inizia nel 1867 con gli avvenimenti che culminarono nella battaglia di Mentana, per passare poi alla presa di Roma («Era segnato nei decreti di Dio che anche Roma venisse punita nel modo più terribile: i nostri peccati ci hanno attirato l’ira divina») fino al plebiscito del 2 ottobre, che sancì definitivamente l’annessione al Regno d’Italia del territorio della Città Eterna e del Lazio. Il 10 gennaio 1878, alla morte di Vittorio Emanuele II, Mogliazzi salutò l’avvento al trono di Umberto I, assassinato poi a Monza il 29 luglio 1900, con queste parole: «È succeduto a suo padre, Umberto I che ne ha tutti i vizi e nessuna delle virtù. Il padre è morto sul trono, il figlio, se non morirà sulla ghigliottina, è certo che morirà in esilio. Chi semina vento, raccoglie tempesta». E poi, il 7 febbraio dello stesso anno, alla morte di Pio IX: «Le istituzioni non muoiono; il papato, che è istituzione divina non può morire! Morto il Papa, viva il Papa!».