In dieci anni la Germania ha concesso oltre 750 milioni di euro «per erigere istituzioni democratiche» nei Paesi, che furono teatro delle cosiddette “primavere arabe”. Benché anche Berlino le consideri un sostanziale fallimento, alla fin fine ritiene che per certi cambiamenti politici occorrano anni. Da qui i rubinetti ancora abbondantemente aperti. Non solo. Il ministro degli Affari esteri tedesco, Heiko Maas, ha evidenziato come il suo governo sia il solo a dare ancora credito ad un’eventuale svolta “democratica” di quei Paesi, chissà perché…

Le “primavere arabe” – val la pena ricordarlo – iniziarono nel dicembre 2010 e coinvolsero una dozzina di Stati del Nord-Africa e del Medio Oriente, dalla Tunisia all’Egitto, dallo Yemen alla Siria sino alla Libia; ma le riforme invocate in piazza e finanziate in buona parte da agenzie straniere (come, ad esempio, la Open Society Foundation di George Soros, secondo quanto dichiarato dalla rivista Eurasia) si tradussero, in realtà, in una recrudescenza di assolutismi, di radicalismi e di terrorismo islamico dagli effetti devastanti. Perché finanziare ancora tutto questo? Ed a chi sono andati quei 750 milioni di euro tedeschi? Per farne che?