Le edizioni Fede&Cultura pubblicano due ottimi volumi sulla Rivoluzione francese, dovuti rispettivamente alla storica britannica Nesta Webster (1876-1960) e allo scrittore tedesco Friedrich Sieburg (1893-1964). L’imponente saggio della Webster, basato su fonti di prima mano, sia rivoluzionarie che monarchiche, ricostruisce la storia della Rivoluzione, dalla cospirazione orleanista al Termidoro, portandone alla luce tutte le pieghe occulte. La biografia di Sieburg, invece, suggestiva anche sul piano letterario, ci rappresenta quasi come una sceneggiatura cinematografica la vita e la morte di Maximilien de Robespierre, il “padrone” del club dei giacobini, che incarnò la logica totalitaria del sistema rivoluzionario. Robespierre, il credente senza Chiesa, venerava la divinità del popolo, ma il popolo fu la sua vittima sotto il regno del Terrore. «Com’è rapido nel pensiero di quest’uomo il passaggio dal destino della felicità altrui allo spargimento di sangue! – osserva Sieburg – All’ingresso del paradiso c’è la ghigliottina. Perché? Perché l’Incorruttibile non è capace di immaginarsi che la politica consista nell’eterna aspirazione, ma non nell’attuazione della felicità».