Russia, segnali preoccupanti: la Duma, infatti, ha approvato alcune modifiche alla legge sulla libertà di coscienza e di associazione religiosa, modifiche in base alle quali i ministri del culto, che riceveranno una formazione all’estero, dovranno essere “rieducati” al loro ritorno in patria e ricevere, sotto il controllo statale, un’apposita «attestazione professionale», divenuta obbligatoria anche per i missionari stranieri. Unica concessione strappata è la non retroattività della normativa. Perplessità in merito sono già state espresse dalla Conferenza episcopale russa, nel corso dell’assemblea svolta tra il 10 e l’11 marzo scorsi a Saratov.

Preoccupante appare anche un’altra, recente disposizione di legge, approvata lo scorso 16 marzo, in base alla quale qualsiasi ente educativo, compresi i circoli ricreativi e sportivi, dovrà non solo ottenere uno speciale attestato dagli organi statali, ma, dal prossimo primo giugno, dovrà anche concordare con le autorità qualsiasi programma educativo e qualsiasi manifestazione, che potranno anche essere bocciati qualora ritenuti «non accettabili per le finalità educative della Federazione Russa», il che rappresenta un oggettivo limite alla libertà di parola e di espressione culturale.