Anche al netto delle problematiche emerse nel Myanmar, a Taipei ed a Hong Kong, quel che si sa del colosso asiatico, la Cina, non è certo rassicurante. Secondo quanto pubblicato recentemente dal Gatestone Institute, sarebbero circa 50 milioni i detenuti rinchiusi nei laogai cinesi. Ma non è tutto. Nel suo rapporto annuale all’Assemblea Nazionale del Popolo sulle attività del governo, il premier Li Keqiang ha specificato come la Cina debba «rafforzare l’addestramento e la preparazione alla guerra e coordinare la capacità strategica di gestire i rischi per la sicurezza nazionale in tutte le direzioni ed in tutte le arene», come riportato lo scorso 5 marzo dall’agenzia China News Service. E non è un caso che il budget militare per il 2021 sia stato fissato a quota 206,1 miliardi di dollari, registrando un aumento record del 6,8% rispetto all’anno scorso, quando già fu a sua volta pari al 6,6% in più rispetto all’anno precedente.

Lo stesso presidente Xi Jinping, che è anche a capo della Cmc-Commissione Militare Centrale, tenendo un discorso ai vertici militari lo scorso gennaio, ha detto che il Pla ovvero l’Esercito Popolare di Liberazione deve «aumentare la sua capacità di combattere e di vincere guerre»: certamente si tratta di un discorso propagandistico, in ogni caso, pronunciato dal numero uno cinese, per niente rassicurante.