Nell’anno in cui si celebra il bicentenario della morte di Napoleone, avvenuta a Sant’Elena il 5 maggio 1821, va segnalata la pubblicazione di due classici della storiografia napoleonica.

Il primo volume, pubblicato da Iduna, con una prefazione di Gabriele Sabetta, è tratto dalla seconda parte delle Memorie d’oltretomba di François-René de Chateaubriand (1768-1848), considerato il fondatore del romanticismo francese. Chateubriand combattè Napoleone, ma ne fu affascinato e ne seguì con partecipazione l’ascesa e il declino, dall’infanzia alla morte, concludendo: «L’astro eclissato a Sant’Elena è riapparso con grande gioia dei popoli. Bonaparte è passato dalla tomba come è passato dovunque; senza arrestarvisi. A noi il corpo, a Sant’Elena la vita immortale» (pp. 387-398).

Hilaire Belloc ( 1870-1953), considerato con G.K. Chesterton uno dei più importanti scrittori cattolici inglesi del Novecento, rileva che Napoleone fu, innanzi tutto, Homo Europeus: «Il suo intento fallito era di fondare una unità del continente, di unificare l’Europa restituendole la pace e riprendendo la tradizione augustea» (p. IV). Anche Belloc subì il fascino della personalità di Napoleone, di cui seguì le vicende fino agli ultimi istanti di vita: in quel frangente, l’Imperatore si riconciliò con la fede e, dopo una lunga agonia, «finalmente si calmò. Erano quasi le sei della sera. Napoleone era morto» (pp. 469-470).

Sia a Chateaubriand che a Belloc manca quella visione contro-rivoluzionaria che caratterizzò, ad esempio, i giudizi su Napoleone espressi, nelle sue Memorie, dal principe di Metternich, ma la lettura delle imponenti opere di questi due autori è necessaria a chiunque voglia comprendere con maggior profondità la figura dell’uomo, che portò a compimento la Rivoluzione francese.