Il neo-eletto presidente Usa Joe Biden non solo non ha modificato le principali politics e policies dell’agenda estera del predecessore Trump, ma ha addirittura alzato la posta, prendendo posizioni più minacciose nei confronti dei due regimi che attentano al primato nazionale USA nel mondo, Cina e Russia. Biden ha dichiarato alla rete CBS sulle principali aree di crisi politico militare del pianeta ed in particolare sui rapporti con Cina e Iran: «In XiJinping, presidente del regime comunista di Pechino, non c’è un briciolo di democrazia nel suo corpo, e ci sarà una concorrenza estrema».

In relazione ai rapporti con l’altro rogue State islamico, lo Stato-canaglia iraniano, vittima della dittatura teocratica degli Ayatollah da oltre trent’anni, Biden ha espressamente affermato che «gli Usa non revocheranno le sanzioni all’Iran se prima Teheran non fermerà l’arricchimento dell’uranio oltre i livelli consentiti dagli accordi pregressi», per impedire al violento regime di Teheran di realizzate l’arma nucleare con cui mettere a ferro e fuoco il Medio Oriente. Sulla questione di Hong Kong, la regione autonoma della Cina comunista, a cui Pechino ha tolto lo status privilegiato della Rule of Law britannica, Joe Biden ha condannato il regime cinese ed ha avviato un accordo diplomatico, proseguendo nell’agenda di Trump nella definizione del Quad, l’alleanza militare del Far East e dell’Oceania che riunisce India e Giappone, Australia e Nuova Zelanda.

Gli Stati Uniti hanno infine dispiegato per la prima volta i micidiali bombardieri nucleari B-1 in Norvegia, lanciando un messaggio chiaro alla Russia: sono pronti a difendere gli alleati contro qualsiasi aggressione del Cremlino in una regione, quella artica, strategicamente importante (di Luca Della Torre).