Innegabili, perché certificati ormai dalla Storia, sono i crimini commessi dal comunismo, ovunque nel mondo abbia mirato al potere, vi sia stato o vi sia tuttora. Crimini innegabili ed ingiustificabili: pretenderli necessari, infatti, per consentire la dittatura del proletariato ed instaurare così la giustizia sociale universale è tesi ormai risibile, improponibile ed insostenibile. La realtà è stata (ed è) ben diversa ed ha significato (e significa) massacri, terrorismo di Stato, insurrezioni, guerre (civili e convenzionali), violenze ed ingiustizie: il numero delle vittime calcolate nel 1970 ammontava a circa 20 milioni di persone; oggi, grazie alle inchieste condotte dopo il crollo dell’Urss, si sa come, in realtà, furono molte di più: non meno di 100 milioni solo quelle accertate. Del resto, da un progetto utopistico, disumano e contronatura non può derivare altro che questo. Riparlarne serve da monito, anche oggi, in un mondo passato purtroppo dalla dialettica materialistica al nichilismo post-moderno.

Il volume Il costo umano del comunismo consiste nella traduzione in lingua italiana di tre documenti statunitensi: il primo sul comunismo sovietico, redatto dallo storico Robert Conquest per il Senato americano nel 1970; il secondo sul comunismo cinese, redatto nel 1971 dall’ambasciatore Usa in Corea del Sud Richard Walker, all’epoca direttore dell’Institute of International Studies dell’Università della South Carolina; il terzo sul comunismo vietnamita, coordinato nel 1972 da James Eastland, senatore del Mississippi; conclude l’opera, curata da Oscar Sanguinetti, un ampio saggio dello studioso di strategia militare e giurista Stephen Hosmer.