Cristina Siccardi ha trascorso buona parte della sua esistenza nella ricerca di documenti relativi ai più importanti personaggi di casa Savoia, che avessero coniugato la loro vita con la Fede in Dio e con la fedeltà a Santa Romana Chiesa. Molte di queste ricerche si sono già concretizzate in svariati volumi, editi da prestigiose case editrici e spesso tradotti in più lingue.

Ora però l’infaticabile vena di reperimento di fonti e di documenti e quella di redazione di testi di sintesi che portassero anche al grande pubblico i risultati di queste ricerche si è concretizzata in un volume di più di 400 pagine in cui l’Autrice ci dà conto non solo delle vicende di alcuni personaggi della Real Casa, ma addirittura traccia una storia, dal Medioevo fino ai nostri giorni, dei rapporti, sempre fecondi di bene (se si esclude qualche episodio degli ultimi due secoli), tra Casa Savoia e la Chiesa cattolica.

In questa sua ultima fatica sull’argomento, la studiosa sviscera quanto, nel corso dei secoli, la storia europea deve alla dinastia sabauda non solo in termini storico-politici, ma anche (e soprattutto) in termini di aiuto al radicamento e di difesa della Fede cattolica non solo nei suoi domini propri (Piemonte, Savoia, Nizzardo) e poi in Italia, ma anche in altre parti d’Europa, a seconda delle parentele e delle alleanze da essa strette con le principali dinastie del continente.

Come tutti i libri bene organizzati ed impostati, anche questo ci presenta diversi piani di lettura. Il lettore poco (o nulla) informato in merito troverà maniera di imparare o di ampliare le sue conoscenze sul tema, mentre quello già a suo agio nella materia potrà trovare conferme a riflessioni e convinzioni già in lui maturate. Oltre a vedere chiaramente, grazie ai fatti esposti nel testo, il legame fortissimo, non solo politico ma soprattutto spirituale, tra la Santa Chiesa e casa Savoia lungo tutta la millenaria loro storia di alleanza, si ha anche la conferma di come il risorgimento italiano, così come voluto dai politici del tempo, sia stato uno degli errori più gravi della storia, non solo dell’Italia ma di tutta l’Europa occidentale.

Meglio sarebbe stata, se unione ci doveva essere, quella di tipo monarchico-federale, già in parte adombrata nel tentativo della lega doganale tra gli Stati italiani, cosa che avrebbe quasi certamente portato – se realizzata – ad una successiva unione politica in senso federale, che non avrebbe escluso l’Austria (con tutto il suo retaggio di cattolicità e di difesa dei suoi valori), né il Pontefice né gli altri sovrani né il Re di Sardegna, che – fino alla nascita dei governi “liberali” – era favorevole ad un mantenimento dello statu quo, adottando come novità solamente la scelta in chiave federativa.

E così, grazie all’analisi dell’Autrice, vediamo entrare ufficialmente nella lista dei “buoni” figure come quella di Clemente Solaro della Margarita, del teologo Margotti, di Prospero Taparelli d’Azeglio, del marchese Costa della Trinità (cito in ordine sparso ed in forma non certo esaustiva), mentre scivolano nella schiera dei “meno buoni” il conte di Cavour, Massimo e Roberto Taparelli d’Azeglio, il ministro Giuseppe Siccardi e tanti altri che la scuola ci ha sempre additati come “eroi” dell’unità nazionale, ma che in realtà fecero perlopiù il gioco delle forze massoniche ed anti-cattoliche, in un disegno, già da gran tempo preordinato, di distruzione della civiltà cristiana in Italia.