Annunciato lo scorso 16 gennaio l’accordo tra la Francia ed il CFCM-Consiglio francese del culto musulmano circa l’elaborazione di una “carta dei principi” dell’islam; nella più benevola delle ipotesi si può parlare di un’intesa soltanto di massima: il documento, infatti, non è stato ancora convalidato da tutte le federazioni aderenti al CFCM, dopodiché dev’essere trasmesso ad Emmanuel Macron, per cui la versione definitiva del testo non è ancora stata resa pubblica.

Il tavolo delle trattative solo un mese prima era quasi “saltato” a causa delle divergenze interne, mentre il rettore della grande moschea di Parigi, Chems-Eddine Hafiz, alla fine di dicembre, aveva abbandonato clamorosamente le negoziazioni, sbattendo la porta. Alla fine si è raffazzonata un’intesa, convergendo su di una soluzione al ribasso. La fragilità del compromesso messo in piedi si evince più dalle frasi cancellate che da quelle scritte, tutte quelle cioè che avrebbero dato senso e sostanza all’intesa, ma proprio per questo totalmente incompatibili con l’islam reale, cui è impossibile chiedere di sottoscrivere concetti quali democrazia, egualitarismo gender, libertà di coscienza e via elencando: pretenderlo vuol dire non aver mai letto il Corano…