Porta Pia” è uno di quegli avvenimenti, che non possono essere catalogati semplicemente come storici. Ancora oggi infatti le vicende della presa di Roma ci riguardano direttamente, influenzano in maniera più o meno consapevole il nostro modo di pensare, si ripercuotono sulla società, sulla politica e sulla Chiesa. «Dentro ed oltre i fatti, la difesa e la conquista di Roma hanno rilievo storico, epocale e categoriale, in quanto vi trova compimento la nascita dello Stato risorgimentale, vi si intende operare la mutazione dalla Roma capitale della Cristianità alla Roma capitale della modernità e ne viene in questione la stessa natura della Chiesa» spiega Giovanni Turco, curatore del volume Le “due Rome”. Questioni e avvenimenti a centocinquanta anni dalla “breccia di Porta Pia”.

Le due Rome. Già nel titolo s’intende sottolineare l’enorme portata dell’evento in questione. La Roma erede dell’universalità latina e cristiana non è la Roma di oggi, quella della modernità. C’è dunque una Roma prima di Porta Pia e c’è una Roma dopo Porta Pia. Anzi, dato il valore universale di Roma stessa, si può anche affermare che v’è un mondo prima di Porta Pia e v’è un mondo dopo Porta Pia, giacché, continua Giovanni Turco, «le ore drammatiche del 20 settembre 1870 hanno alle spalle, su ciascuno dei fronti, dottrine rispettivamente antagoniste. Donde un conflitto ideale, un compimento processuale e una verifica fattuale». Le due Rome identificano quindi non solo due distinte compagini storiche, ma due campi ideali.

Il volume raccoglie saggi di diversi studiosi che vanno ad approfondire, sempre con un occhio attento all’attualità, i vari aspetti di questo fenomeno epocale. Nel saggio iniziale Giovanni Turco illustra le ragioni del principato civile dei Papi e affronta il problema della legittimità, arrivando a dimostrare, contro l’opinione oggi più diffusa, una sostanziale illegittimità dell’occupazione, di un’invasione che non ha giustificazione giuridica. La caduta della città eterna è frutto di un atto predatorio, dal quale peraltro rimane del tutto esclusa la volontà popolare: Tapparelli d’Azeglio mette ben in luce come la minaccia al Papa non sia venuta dalla popolazione, bensì da una «fazione», da un «popolo fittizio».

Sull’indipendenza temporale del Papa oggi non è facile trovare chi abbia idee chiare e spesso anche gli stessi cattolici finiscono per farsi influenzare da pregiudizi e luoghi comuni. Non a caso Pio IX nel Sillabo aveva condannato la libera discussione su questo tema, ché facilmente avrebbe dato luogo a deviazioni e fraintendimenti: la coscienza cattolica è invece tenuta a credere che il successore di Pietro può avere un regno temporale, il quale non solo non è incompatibile con la sua funzione spirituale, ma anzi è utile e giovevole alla Chiesa.

Poiché è accaduto l’esatto contrario di ciò che Pio IX auspicava (sul potere temporale dei papi si è parlato tanto e soprattutto hanno parlato i nemici della Chiesa) e le conseguenze sono state proprio quelle che aveva previsto (cioè gli stessi cattolici ne sono usciti con le idee confuse) converrà ora fare un poco di chiarezza.

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