Lo scorso 7 dicembre la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sentenziato la possibilità per gli studenti transgender di condividere anche con persone del sesso opposto spazi quali servizi igienici e spogliatoi. Secondo i giudici, insomma, sarebbe l’«identità di genere» a prevalere sul sesso biologico. Da qui, la decisione di respingere il ricorso presentato dall’associazione Parents for Privacy, che aveva accusato il distretto scolastico n. 2 di Dallas di violare il diritto alla privacy degli altri allievi. Secondo la magistratura, anzi, mancare di assistenza agli studenti transgender equivarrebbe a causare una discriminazione illegale nei loro confronti.

Una decisione analoga è stata assunta anche dal Dipartimento per l’Educazione dello Stato del Massachusetts: la normativa specifica prevede sanzioni e provvedimenti disciplinari verso gli studenti, che si opponessero o che fossero anche solo in disaccordo col provvedimento, ed intima agli insegnanti di non comunicare ai genitori le scelte espresse dai loro figli circa la propria identità gender. Se da una parte il Massachusetts Transgender Political Coalition ha plaudito alle nuove regole, dall’altra il Massachusetts Family Institute le ha definite una violazione del diritto alla privacy per gli alunni legati al proprio sesso biologico.