Incredibile quanto accaduto in Finlandia nei confronti dell’on. Päivi Räsänen, ex-ministro degli Interni ed ex-leader del Partito Democratico-Cristiano: contro di lei il procuratore generale, Raija Toiviainen, ha aperto il quinto procedimento penale, sempre con la stessa accusa, quella d’aver compiuto un discorso «d’odio» nei confronti della galassia Lgbt, quest’ultima volta per aver semplicemente citato ciò che la Sacra Scrittura afferma in merito alle relazioni omosessuali. La parlamentare ora rischia due anni di carcere per ciascun fascicolo a suo carico, ma ha dichiarato di non aver paura di finire in galera: nel caso fosse dichiarata colpevole e condannata, ha detto, ciò segnerebbe «l’inizio di una censura di Stato su vasta scala. È difficile capire cosa stia accadendo nel mio Paese»; tuttavia, «più tacciamo su questioni complesse e controverse, più spazio viene rubato alla libertà di espressione ed alla libertà di coscienza». Il problema è che, in realtà, quanto accade non riguarda solo la Finlandia.