Nello Stato australiano di Victoria è in discussione un disegno di legge, che vorrebbe rendere reato penale il fatto di pregare per un cambio di orientamento di genere da parte di omosessuali e transessuali. Una norma, questa, che, se approvata, calpesterebbe manifestamente il diritto alla libertà religiosa, come già denunciato da avvocati ed esponenti cattolici di spicco della società civile. Lo stesso arcivescovo metropolita di Melbourne, mons. Peter Andrew Comensoli, ha dichiarato che lo Stato non può decidere per cosa si possa pregare e per cosa no: «Chi prego, come prego, per cosa prego e soprattutto con chi prego non è questione che riguardi il governo», ha affermato.

Secondo John Steenhoff, direttore dell’Human Rights Law Alliance, questo disegno di legge rappresenta un «attacco diretto al credo religioso ed al Cristianesimo in particolare». Anche secondo il prof. Michael Quinlan, preside della facoltà di Giurisprudenza della Notre Dame Catholic University di Sidney, si tratta di «un approccio molto autoritario, approccio che nessun governo dovrebbe adottare». Eppure ciò accade (nella foto, «Mani in preghiera» di Albrecht Dürer, 1508).