Sembra un romanzo, ma non lo è. In fuga dalla torre è, in realtà, un’autobiografia, per la precisione L’autobiografia di un gesuita ai tempi della persecuzione anglicana. Storia, quindi. Cronaca. Realtà vissuta, fra la tarda età elisabettiana ed i primi anni del regno di Giacomo I. L’autore, John Gerard, fu un aristocratico. Entrò ben presto nella Compagnia di Gesù, studiò in Francia ed a Roma, poi, ordinato sacerdote, rientrò in Inghilterra in tempi davvero foschi.

Era il 1588, quando cioè le navi di Elisabetta I affondarono l’Armada spagnola ed almeno 33 cattolici, tra preti e civili, finirono al patibolo con l’accusa di aver «simpatizzato» per il nemico. Ma non solo: fu quella l’epoca in cui chi non partecipava alle funzioni anglicane di Stato veniva bollato come «ricusante», colpito da pesanti multe ed eventualmente costretto dal Consiglio della Regina al giuramento all’atto di supremazia, rifiutare il quale avrebbe significato una sicura condanna a morte per alto tradimento, con squartamento da vivi. Fu quella anche l’epoca dei “priest hunters”, dei “cacciatori di preti” di professione. Il solo fatto di celebrare Messa poteva costare la vita.

Da tutto questo Padre John Gerard non si fece intimorire: tornò in patria e giocò un ruolo importantissimo nel preservare la fede in Inghilterra, affrontando per questo il carcere e le torture, anzi trasformando tali condanne in occasioni per convertire e confessare gli altri detenuti: grazie a lui, molte anime si salvarono e molti entrarono in seminario. Dopo la Congiura delle Polveri, divenne l’uomo più ricercato d’Inghilterra, terra da cui dovette alla fine fuggire, per non farvi poi mai più ritorno. Ma la Provvidenza lo preservò a lungo, forse proprio per il bene, ch’egli seppe compiere: Padre Gerard morì a Roma all’età di 73 anni.