Per ben due volte in poco tempo la Commissione europea è dovuta intervenire nelle scorse settimane per monitorare lo stato di salute della democrazia in Spagna, a fronte di disposizioni sospette assunte dal governo di Pedro Sánchez, disposizioni che rischiano di minare le regole comunitarie di rispetto dello Stato di diritto. Nel mirino è finita ora l’ordinanza ministeriale, messa a punto ufficialmente per contrastare la disinformazione, ma sospettata d’esser in realtà una legge-bavaglio camuffata, con l’obiettivo di cancellare la libertà di stampa, approfittando dell’emergenza sanitaria dettata dalla pandemia.

Nella bozza ministeriale si fa riferimento a normative europee che o ancora non esistono – come nel caso dell’European Democracy Action Plan, in via di definizione e non ancora approvato – oppure a testi, che si propongono, in realtà, obiettivi molto diversi da quelli citati indebitamente ed a sproposito, come nel caso del Servizio europeo di Azione Esterna, un dipartimento del quale, incaricato di monitorare i flussi di informazioni, si limita a denunciare e ad evidenziare eventuali notizie, provenienti da Paesi extraeuropei, potenzialmente in grado di influenzare i processi politici del Continente. Nulla di più.

Il governo Sánchez ha già ricevuto in proposito un reclamo formale da parte dei deputati del Parlamento europeo, che hanno inviato un’interrogazione scritta alla Commissione, chiedendo, tra l’altro, «se ritenga che il controllo dei contenuti dei media da parte del governo di uno Stato membro sia compatibile con i principi, i valori e la legislazione dell’Unione europea» o se, viceversa, introduca principi illegittimi di censura preventiva. Nella seconda ipotesi, l’Europa potrebbe addirittura giungere a sospendere i propri aiuti.