Il cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht e primate di Olanda, è una delle figure più belle, benché da noi poco conosciuta, del collegio cardinalizio. Attraverso la sua figura questo libro-intervista di Andrea Galli ci offre un interessante spaccato della Chiesa in Olanda oggi. Parla della nascita del cardinale olandese in una famiglia dalla scarsa sensibilità religiosa, che si opporrà alla sua vocazione fino a lasciarlo solo il giorno dell’ordinazione sacerdotale. Parla della sua fede custodita nel mezzo dell’esplosione del ’68 e della sua onda lunga, mentre Eijk, classe 1953, frequentava il liceo e poi compiva gli studi di Medicina.

Parla della scelta del sacerdozio in anni in cui tutti sembravano volerlo lasciare. Infine, fatto vescovo di Groningen nel 1999, racconta le dure contestazioni da parte degli ambienti in preda al cupio dissolvi ecclesiale.  Il tratto che risalta è quello di un uomo che ha dovuto muoversi subito e costantemente controcorrente. Anche fisicamente, superando una malattia che sembrava doverlo costringere alle dimissioni da ordinario di Groningen. Il fatto che, sulla sede episcopale che fu di Bernard Alfrink e Johannes Willebrands, due protagonisti di quella confluenza del Reno nel Tevere che fu il Concilio Vaticano II, sieda oggi una figura di tutt’altro segno quale quella di Eijk, dice da sé chi e cosa sia rimasto in piedi del cattolicesimo in Olanda. E un libro importante da leggere, per comprendere la situazione della Chiesa contemporanea.