C’è chi parla di seconda ondata, chi minimizza, chi getta benzina sul fuoco,… Il Coronavirus, quasi un anno dopo il suo sorgere, almeno ufficiale, riesce ancora non solo a contagiare ed a mietere vittime, ma anche a dividere l’opinione pubblica, nonché la stessa classe medica e politica. Al dott. Renzo Puccetti, medico cattolico, specialista in Medicina Interna e studioso, abbiamo chiesto come sia possibile distinguere una brutta influenza dal Covid-19: «Sebbene alcuni sintomi siano suggestivi per il Covid-19, ad esempio la perdita del gusto e dell’olfatto, di fatto non è possibile fare diagnosi differenziale tra Covid-19 e influenza stagionale attraverso la semplice clinica – afferma.

– È stato dimostrato che l’impiego di Eparina dimezza la letalità, una recentissima metanalisi ha rilevato come nei casi gravi che necessitano di ossigenoterapia, l’uso del cortisone riduca la mortalità. Il Remdesivir, un farmaco ideato contro la SARS, ha dimostrato per adesso di ridurre soltanto i tempi di ospedalizzazione, mentre per pazienti selezionati colpiti da una reazione abnorme del sistema immunitario contro il virus conosciuta come “tempesta citochinica”, vi sono alcune evidenze incoraggianti dall’uso di alcuni farmaci anti-interleuchinici. Infine vi sono contrastanti risultati dall’uso di Idrossiclorochina, mentre per l’uso del plasma iperimmune, una revisione Cochrane della letteratura pubblicata a luglio esprimeva grande incertezza sui risultati».

Che cosa pensa dei vaccini esistenti in preparazione? Vanno fatti? «Ve n’è un numero notevole in fasi di studio più o meno avanzate. I problemi tecnici sono notevoli e si scontrano con l’enorme pressione affinché la malattia venga clinicamente debellata e con l’aspettativa di guadagno a fronte degli ingenti investimenti. Come ogni terapia, anche i vaccini non sono mai privi di possibili effetti collaterali, la medicina non è una scienza esatta, è un’arte su fondamenti scientifici. Si può solo sperare che dagli attuali studi di fase III giungano buone notizie e che non ne giungano di brutte dagli studi di fase IV post-marketing».