Un’intenzione di preghiera, che corrisponde ad una blasfema invocazione, quella pronunciata lo scorso 13 giugno da mons. José Raúl Vera López, vescovo di Saltillo, in Messico: come riferito dall’agenzia InfoCatólica, mentre celebrava Messa, circondato da bandiere arcobaleno Lgbt, ha pregato «per chi fa parte dell’organizzazione Cattolici per la Libera Scelta, affinché continuino ad evangelizzare con tanta creatività e saggezza per tutta la comunità e soprattutto per la vita delle ragazze e delle donne». «Cattolici per la Libera Scelta», spiega InfoCatólica, è una sigla abortista fondata nel 1973 e dotata di un budget annuale di circa 3 milioni di dollari, provenienti da Ford Foundation, William and Flora Hewlett Foundation e MacArthur Foundation, tutti enti dichiaratamente pro-choice.

Solo tra il 2002 ed il 2012 i Cattolici per la Libera Scelta hanno speso oltre 13 milioni di dollari, per cercare di legalizzare l’aborto in molti Paesi dell’America Latina. Molti Vescovi negano, che, a dispetto del nome, i suoi aderenti possano dirsi realmente cattolici: i motivi sono evidenti. Di parere opposto, però, mons. López, che sfrutta l’altare, per propagandarne l’attività. È già sconcertante che vi sia un vescovo con idee pro-choice e pro-Lgbt, come in numerose altre occasioni dimostrato. Ma assai più sconcertante è che sia ancora al suo posto, senza che da Roma giunga alcun provvedimento.