Se ne è andato lo scorso 13 giugno, all’età di 94 anni, dopo il ricovero presso l’ospedale Henri-Dunant di Parigi, il grande romanziere, etnologo ed esploratore francese Jean Raspail, noto per aver prefigurato il caos immigrazione e l’eclissi del sacro nel suo libro cult Il Campo dei Santi, apparso per la prima volta 47 anni fa e ristampato nel 2016. Il titolo trae spunto da un passo del Libro dell’Apocalisse: «Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio il campo dei santi e la Città diletta».

Viene considerato un romanzo fantapolitico distopico, in cui l’autore pone in guardia dalle conseguenze di un’invasione incontrollata di parìa, impadronitisi di un centinaio di imbarcazioni nel porto di Calcutta e disposti a solcare il Mediterraneo, per giungere sulle coste francesi. Tale massa di persone è guidata da un personaggio carismatico, chiamato «il coprofago»: nell’opera, il disarmo morale dell’Occidente induce la Francia alla resa incondizionata agli invasori. Ovviamente dagli ambienti culturali della Sinistra d’Oltralpe, il libro venne tacciato di razzismo, ma altrove ha trovato grande considerazione, anche per la chiara corrispondenza con le vicende reali e con i fatti di cronaca. Dopo la scomparsa di Raspail, l’edizione online del quotidiano Le Figaro lo ha ricordato come «un essere ostinato, orgoglioso delle sue posizioni, della sua fede cattolica e del suo attaccamento alla monarchia, un romantico».