Al centro del curriculum di una scuola cattolica c’è il rispetto per la dignità della persona umana e per la tradizione di bellezza, verità e bontà nelle arti e nelle scienze. Spesso, oggi, l’idea di tolleranza circa i modi di pensare e di agire contrari alla legge morale sembra essere la chiave morale interpretativa per molti cristiani: secondo tale approccio, non fondato sulla tradizione, non si potrebbe distinguere tra bello e brutto, vero e falso, bene e male. Si finisce per dirsi cristiani, pur tollerando modi di pensare e di agire diametralmente opposti alla legge morale, rivelata nella natura e nelle Sacre Scritture. L’approccio, a volte, è tanto relativistico e soggettivo da non osservare nemmeno il principio logico fondamentale di non-contraddizione, per il quale una cosa non può essere e non essere allo stesso tempo, con lo stesso riguardo. In altre parole, alcune azioni non possono allo stesso tempo essere coerenti con la legge morale e non esserlo.

 

La carità

Infatti, la sola carità dev’essere la chiave morale interpretativa dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Nel contesto della carità, tolleranza significa amore incondizionato verso la persona che si trova nel male, ma ferma avversione al male in cui la persona è coinvolta, secondo le parole di sant’Agostino: «con amore verso l’umanità e odio verso i peccati». Tutta l’educazione dovrebbe essere diretta a formare gli studenti nella carità per la quale mente e cuore rispondono al bello, al vero, al bene, ciò per cui Dio ci ha creati. Fondamentale per la vita cattolica secondo virtù è la comprensione della natura e della coscienza umane.

Al centro della deplorevole situazione culturale in cui ci troviamo v’è proprio la perdita di una consapevolezza della natura e della coscienza. Papa Benedetto XVI ha posto la questione relativa ai fondamenti della legge nel suo discorso al Bundestag, nel corso della sua visita pastorale svolta in Germania nel settembre 2011. Partendo dalla storia del giovane re Salomone sulla sua ascensione al trono, ha ricordato ai leader politici l’insegnamento delle Sacre Scritture riguardante l’impegno in politica. Dio chiese a re Salomone che richiesta desiderasse avanzare, mentre iniziava a governare il popolo santo di Dio. Il Santo Padre ha commentato: «Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, lunga vita, l’eliminazione dei suoi nemici? Nulla di tutto questo. Invece, chiede questo: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al popolo di Dio e sappia distinguere il bene dal male” (cfr. I Re 3, 9)».

 

Il fine della politica

La storia di re Salomone, come ha osservato papa Benedetto XVI, insegna quale debba essere il fine dell’attività politica e, di conseguenza, del governo. Ha dichiarato: «La politica dev’essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace… Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico». Per quanto riguarda i fondamenti stessi della vita in società, il diritto civile positivo deve rispettare «natura e ragione quali vere fonti del diritto». In altre parole, bisogna ricorrere al diritto morale naturale che Dio ha inscritto nel cuore di ogni uomo. In riferimento al testo della Lettera di san Paolo ai Romani, inerente al diritto morale naturale ed alla coscienza, sua primaria testimonianza, papa Benedetto XVI ha affermato: «Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui “coscienza” non è altro che il “cuore docile” di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere».

Illustrando ulteriormente natura e ragione quali fonti del diritto, con riferimento all’interesse popolare per l’ecologia quale mezzo per rispettare la natura, ha osservato: «Vorrei però affrontare con forza un punto che mi pare venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura, che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà, che si crea da sé. L’uomo non crea sé stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura e la sua volontà è giusta, quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta sé stesso per quello che è, nella consapevolezza che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana».

 

Gerusalemme, Atene e Roma

Riflettendo in merito alla cultura europea, che si è sviluppata «dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma, dall’incontro tra la fede nel Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci ed il pensiero giuridico di Roma», ha concluso: «Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico». Mentre la riflessione di papa Benedetto XVI è ispirata dalla preoccupazione per lo stato di diritto nella cultura europea, le sue conclusioni inerenti ai fondamenti della legge e, di conseguenza, dell’ordine nella società sono chiaramente universali quanto all’applicazione. Ciò che ha osservato papa Benedetto XVI a proposito dei fondamenti della legge nei concetti di natura e di coscienza rimanda al lavoro fondamentale dell’educazione, cioè sviluppare negli studenti il «cuore docile», che si sforza di conoscere la legge divina e di rispettarla attraverso lo sviluppo delle virtù nella propria vita. Le arti e le scienze vengono insegnate nel modo più completo agli studenti nel contesto dell’ordine divino, che esse contemplano ed esprimono.

 

L’ordine per il bene

Come Cristiani, dobbiamo aiutare la società a riconoscere un certo ordine, che permette all’individuo di perseguire il proprio bene, rispettando contemporaneamente il bene degli altri, che formano con lui una comunità. Il bene viene definito dall’ordine trovato nella natura delle persone e delle cose, attraverso il quale le stesse persone e le stesse cose sono dirette verso fini oggettivi. In verità, l’individuo deve capire che il proprio bene non può essere servito, nel momento in cui vengono violati il bene degli altri e l’ordine della creazione. L’individuo non può conseguire il fine che gli è proprio – e quindi la felicità – a prescindere dal rispetto per il fine proprio e per la felicità ultima del suo prossimo, nonché dal rispetto per il fine proprio delle cose con cui interagisce. La vita in comune viene altrimenti ridotta alla tirannia di qualunque gruppo sia in grado di prevalere, conquistando il sostegno di una maggioranza.

Senza il riconoscimento del bene comune, cui il bene individuale è essenzialmente legato e che ne è al servizio, la società si sgretola e viene presto assediata dalla violenza e dalla distruzione, frutti inevitabili dell’individualismo sfrenato e dell’auto-realizzazione. Il soddisfacimento, a cui è diretto il bene comune, non è una condizione autodefinita, bensì la perfezione dell’individuo o del gruppo secondo la natura ed il fine propri dell’uomo. L’oggettività del bene comune, così come viene scoperta nell’ordine naturale attraverso la giusta ragione, determina il buon ordine di una nazione. I bambini ed i giovani devono essere educati a salvaguardare il bene comune, che poggia sulla realtà della natura e sul fine delle persone e delle cose, con cui si relazionano. È essenziale che i cittadini vengano educati alle virtù, che li aiutano a comprendere il bene comune e ad obbedire alla legge che lo tutela.

 

La relazione con Cristo

L’educazione, che ha luogo prima di tutto in casa e che viene arricchita e completata da scuole autenticamente cattoliche, è orientata fondamentalmente alla formazione dei bambini nel loro rapporto con Cristo, che vive nella loro anima attraverso l’effusione dello Spirito Santo nel Battesimo. Così l’educazione cattolica forma buoni membri della Chiesa e buoni cittadini. In definitiva, è diretta alla felicità dell’individuo, che si trova nelle giuste relazioni ed ha il suo compimento nella vita eterna. Essa presuppone la natura oggettiva delle cose, a cui è diretto il cuore umano, se addestrato ad essere un «cuore docile». Cerca una conoscenza ed un amore sempre più profondi del vero, del buono e del bello. Forma l’individuo a questa ricerca fondamentale durante tutta la sua vita. Spero che questa riflessione incoraggi profondamente tutti coloro che sono impegnati nell’educazione cristiana dei nostri bambini e dei nostri giovani e quindi nella trasformazione della nostra cultura. Possa Dio ispirare e rafforzare tutti noi nell’opera di formare «cuori docili» nei nostri figli, che sono la speranza del futuro della Chiesa e della società in generale.