L’antirazzismo spinto fa ormai parte a pieno titolo del nuovo dogma del “politicamente corretto”. Così anche Aghata Christie è caduta vittima delle “purghe culturali” imposte dall’ideologia modello Black lives matter, come ben evidenziato da fonte certamente non sospetta, quale l’edizione online del settimanale francofono Jeune Afrique, che lo scorso 27 agosto, citando il comico Pierre Desproges, ha commentato così la notizia: «”Si può ridere di tutto ma non con chiunque”. Allo stesso modo, tutte le parole possono essere pronunciate, ma non da chiunque», evidenziando l’anomala follia che rende «sempre meglio essere della stessa pelle di Aimé Césaire o Youssoupha per utilizzare il campo lessicale della ‘negritudine’» e per poter utilizzare «il termine “negro”» senza complessi, viceversa meglio evitarli.

L’autrice di Hercule Poirot e miss Marple è stata censurata, imbavagliata, espurgata. Al punto da modificare ora, in Francia, uno dei suoi titoli più famosi, nonché il romanzo giallo più venduto di tutti i tempi, con oltre cento milioni di copie: dall’originale Dieci piccoli negri o Dieci negretti, a seconda della traduzione, si è giunti a Erano dieci nell’edizione Le Masque, curata da Gérard de Chergé. V’è da chiedersi quando i gendarmi del “politicamente corretto” intendano intervenire su autori autorevolissimi e sicuramente al di sopra di qualsiasi accusa di razzismo come Léopold Sédar Senghor, cui il fatto d’esser senegalese non vietò di comporre quella che lui stesso definì «poesia negra» e di fondare il movimento letterario, culturale e politico della “negritudine”.