Il suo calvario è durato 26 lunghi anni, trascorsi nei laogai cinesi, i campi di “rieducazione” comunista, sotto il regime di Mao: l’accusa nei suoi confronti era quella di essere cattolica e di essersi rifiutata di abiurare, nonostante i tanti lavaggi del cervello, le torture ed altre forme di persecuzione. La gioia nella sofferenzaCon Cristo nelle prigioni della Cina narra la vicenda di Rose Hu, convertitasi e battezzata a 17 anni, ha poi portato la sua croce, fino in fondo. L’8 settembre 1955 venne arrestata per la prima volta, fino al 1957.

Poi il secondo arresto nel 1958, fino al 1962. Poi il terzo, fino al 1982. «Dio non mi ha scelta per essere un grande apostolo – ha scritto – Essere rinchiusa in una cella di isolamento, come testimone silenziosa, era per me la croce più leggera da portare. Piaceva a Dio di vedermi continuare a portare la croce. Essere imprigionati in una cella di isolamento è veramente il paradiso. Tu ami Dio e Dio ti ama. Sono veramente benedetta e loderò Dio per sempre».

Una volta libera, si recò in America nel 1989 assieme al marito architetto e ha dovuto confrontarsi con un altro tipo di rivoluzione, quella che ha scosso la Chiesa dall’interno: la liturgia, che tanto le era mancata in carcere, non c’era più, era stata sostituita da un nuovo rito; ed il mito dell’Occidente si sbriciola a fronte della scristianizzazione, di cui esso è preda. Tornano le sofferenze, ma, con esse, tornano anche straordinarie grazie. Il 13 ottobre 2012, anniversario dell’apparizione della Madonna a Fatima, giunse la morte, provocata da un tumore, che non le ha lasciato scampo. Ha offerto la sua vita, da autentica cattolica.