In Italia come negli Stati Uniti. Qui con la legge sull’omofobia, là con la sentenza della Corte Suprema, che, con 6 voti a favore e solo 3 contrari, ha di fatto ridefinito il concetto di «sesso» contenuto nel VII titolo della Legge sui Diritti Civili del 1964, includendovi non più solo il significato biologico (maschio e femmina), bensì anche qualsiasi orientamento o identità gender. Usurpando un potere, quello legislativo, che non le compete, in quanto ha riscritto, niente meno, la norma federale. Quel che in Italia avviene da anni ha fatto purtroppo da modello ed apripista anche altrove.

Secondo il senatore del Missouri, Josh Hawley, repubblicano, questo potrebbe porre la parola fine alla libertà religiosa in America, ormai solo nominalmente tutelata dal Primo Emendamento, ma di fatto minacciata persino nel suo «diritto di esercitare liberamente la propria fede, di riunirsi nelle proprie comunità, di condurre uno stile di vita conforme a quanto ordinato dalla Sacra Scrittura»: la Corte Suprema «ha fatto ciò che il Congresso si è sempre rifiutato di fare per anni».

Da qui la condanna, espressa dal sen. Hawley con forza e senza mezzi termini, di una sentenza, che avrà pesanti ricadute, oltre che sulla fede, anche sul mondo del lavoro, nella sanità, nello sport. Quante scuole gestite da Ordini religiosi o dalle Diocesi, quante cliniche, quante società agonistiche, quanti istituti di beneficenza verranno sommersi da montagne di cause legali, che probabilmente perderanno, relative, ad esempio, ai loro criteri di assunzione, ai requisiti richiesti per svolgere le proprie mansioni professionali (ad esempio, docenti ed educatori, che hanno a che fare con dei minori), ai loro insegnamenti, persino alle loro strutture (ad esempio, i servizi igienici)…?