Anticristiana, sanguinosa e fanatica, premessa di ogni dittatura: sono queste le caratteristiche essenziali della Rivoluzione, così come sono state tratteggiate – in modo essenziale, ma efficace – dal filosofo, politico e scrittore Edmund Burke (1729-1797), citato non a caso da Christian Peluffo nel suo libro Una ghigliottina per l’Europa-La rivoluzione francese. Si tratta di un testo ricco di citazioni, di riscontri, di fonti, di numeri: «Sedillot – scrive – rivela che, oltre al milione di morti causati dalle guerre dell’età napoleonica, dal 1789 al 1799 la Rivoluzione provocò – fra terrori, soppressioni e battaglie – un altro milione di vittime. Poca cosa per quegli intellettuali che ora censurano, ora relativizzano non solo le decine di milioni di morti provocati dai regimi comunisti nel XX secolo, ma anche le odierne decimazioni di cristiani nei Paesi soprattutto islamici, le quotidiane stragi nelle sale abortive e quelle per fame e malattie curabili nei Paesi sottosviluppati».

Con la Rivoluzione francese, insomma, «per la prima volta in Europa la morte venne pro mossa a cultura, a benvenuto mezzo per imporre un’ideologia». Da qui il ricorso ad un’affermazione dello storico Pierre Chaunu, secondo il quale «furto, menzogna, crimine; questo è il vero trinomio della Rivoluzione». Trinomio, che dà ragione del titolo: in un certo senso, i moti rivoluzionari furono realmente una ghigliottina per l’Europa e per il sistema di valori morali e spirituali, che il Vecchio Continente ha per secoli incarnato.