Prende spunto da due eventi storici circoscritti, ma giunge a valutazioni di estrema attualità il saggio di Giovanni Formicola dal titolo Difesero la fede, fermarono il comunismo, edito da Cantagalli: tanto nella Cristiada in Messico (1926-1929), che vide i cattolici opporsi al laicismo massonico, quanto nella Cruzada in Spagna (1936-1939), che li vide perseguitati dal Fronte Popolare, si è assistito al violento attacco sferrato alla tradizione politica cattolica da forze sovversive, che rifiutavano Dio, odiavano la Chiesa e le cui radici affondavano, in realtà, molto lontano ovvero ai tempi della Riforma protestante, per giungere poi sino ai giorni nostri attraverso l’Illuminismo, il socialismo, il comunismo, il Sessantotto ed il progressismo radicale di massa. Progressismo, oggi purtroppo trionfante: col premier Pedro Sanchez, ad esempio, in Spagna sono riemersi pruriti anticattolici, in un momento in cui – osserva Formicola – «il corpo sociale mostra di non avere più gli anticorpi per combattere il ricorrente morbo», ciò che sempre più fa sembrare «gli sconfitti di ieri i vincitori di oggi».

In realtà, secondo Formicola, è possibile parlare «di un socialismo “eterno” o “metafisico”, di un autentico “fenomeno storico mondiale”», di uno «strumento rivoluzionario» dalle «radici profonde e antiche», che «affondano nella cosiddetta utopia». Tuttavia, mentre, tanto con la Cristiada quanto con la Cruzada i cristiani ebbero la forza di reagire e di sconfiggere l’avversario, oggi in questi stessi Stati le medesime pretese ideologiche, che i nemici della fede avrebbero voluto imporre allora – pretese contro la religione, contro la famiglia e contro la morale – sono purtroppo divenute realtà nel silenzio assordante di una Chiesa in preda allo sbandamento pastorale.