Londra, 5 novembre 1605, Congiura delle Polveri. Un atto terroristico senza precedenti raggela l’intera nazione e devasta la vita del giovane Jack Digby. La sua famiglia distrutta, le sue speranze infrante, il ragazzo si ritrova in un mondo spietato fatto di intrighi, minacce e tradimenti, nel quale, per diventare un uomo, dovrà innanzitutto ritrovare se stesso.

Con questo romanzo Elisabetta Sala ci fornisce un tentativo di ricostruire gli eventi a partire dalla Congiura delle Polveri, che nello svolgersi del romanzo è oggetto delle ricerche sempre più stringenti del protagonista, Jack Digby, figlio immaginario di uno dei complottisti, Sir Everard Digby. Frequentando bettole e teatri, popolani e aristocratici, scoprirà che la verità non è facile né indolore; che i teatranti – tra i quali spicca l’enigmatico William Shakespeare (arcaicamente riportato come Shakspere) – potrebbero non essere semplici intrattenitori; che talvolta nulla è come sembra.

L’intreccio si snoda tra sordidi vicoli cittadini e signorili dimore di campagna, sontuosi palazzi e antichi sotterranei; tra enigmi del passato, manoscritti segreti, amicizie, amori, rivelazioni inaspettate, mentre il patibolo è una minaccia che incombe dietro ogni angolo. Fermo restando che la ricostruzione storica si avvale del fascino e della licenza concessa a un’opera romanzesca (che si basa però su ricerche storiche serie), sembrerebbe che tutta la congiura sia stata in realtà una montatura ordita ai danni dei cattolici “nascosti” da parte di Robert Cecil (1563-1612), braccio destro di Giacomo I, che avrebbe agito da provocatore nella congiura. Robert Cecil era altresì figlio di quel William, consigliere di Elisabetta I e autore dell’ipocrita pamphlet The Execution of Justice in England (1583) che, nella sua ambigua accezione, dà il nome al romanzo di Elisabetta Sala.