I mercati sono caduti a picco. L’Unione europea ha dato prova della sua inefficienza di fronte al dramma dell’emergenza sanitaria. La pandemia causata dal Coronavirus ci dice che non è la tecnica che controlla la natura e la vita dell’uomo, ma che ci sono dei fattori, oltre la natura e prima di ogni tecnica, che possono determinare anche fatalmente la vita dell’uomo.

Bisogna rispettare la gerarchia del Creato: la natura è per l’uomo e l’uomo per Dio. Quando si ignora questa gerarchia, o si fa della natura una divinità in sé, presto però sostituita dalla tecnica, o si assoggetta la natura all’uomo, manipolabile perfino oltre sé stessa (si pensi alla teoria del gender) o l’uomo alla natura, come accade con l’ideologia ecologista. In entrambi i casi manca Dio.

Ma c’è un’altra globalizzazione, quella di tipo religioso, che esporta il sincretismo e livella ogni differenza. Sembra che anche in ambito cattolico negli ultimi anni si stia favorendo questo tipo di globalizzazione religiosa, che ha la sua radice ultima in una sorta di “globalizzazione teologica”. Non si può strumentalizzare la libertà religiosa e questa non può essere rinuncia alla vera libertà nell’adorazione di Dio, dell’unico vero Dio.

Il rischio è che la Chiesa si metta al traino della società globalizzata e più che evangelizzare la globalizzazione, traendone vantaggi notevoli per diffondere il Vangelo, ne acquisisca le regole tecniche che però non salvano.

La società non sarà più la stessa dopo il Coronavirus. Con molta probabilità ci sarà una svolta ancora più sovranista in Europa. Cosa accadrà alla Chiesa però non è di facile previsione. Molto dipenderà da una lettura sapiente e umile di questo momento.

Nemmeno l’emergenza Coronavirus ha indotto i vertici dell’Unione Europea ad un serio ripensamento, così l’opzione immigrazionista continua ad essere quella perseguita. Con una sentenza emessa lo scorso 2 aprile, infatti, la Corte di Giustizia europea ha aperto la strada per eventuali sanzioni pecuniarie contro Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, “colpevoli” a suo dire d’essersi rifiutate di accogliere una quota di rifugiati nel 2015. Rifiuto motivato dalla necessità di mantenere l’ordine pubblico e di salvaguardare la sicurezza interna.

Ma la stessa Ue, aprendo lo scorso 24 marzo i negoziati per l’ingresso in Europa dell’Albania e della Macedonia del Nord ovvero di due Stati balcani a forte presenza musulmana, rischia di favorire ulteriormente una problematica invasione migratoria e, più specificamente, islamica in Occidente. Insomma, nemmeno il Covid-19 è riuscito ancora, nei fatti, a smontare le utopie ideologiche ed immigrazioniste di un’Unione Europea divisa su tutto meno che sul modo per farsi del male.