Inutile nasconderselo: l’emergenza Coronavirus, tra le tante questioni poste, ha sollevato con forza anche il problema dell’effettiva autonomia o meno della Chiesa dallo Stato. In Italia si è assistito ad una sorta di inedita resa, non solo totale, ma addirittura preventiva, coi Vescovi, che hanno cancellato qualsiasi funzione religiosa, prima ancora che un decreto lo richiedesse loro. Dubbi e domande sono giunti semmai soltanto dopo. Altrove invece la faccenda è parsa forse meno scontata.

In Germania, ad esempio, a metà aprile non solo i Vescovi hanno criticato il reiterato divieto, imposto dal cancelliere Angela Merkel, di praticare il culto pubblico, ma persino la Corte Costituzionale federale con una propria sentenza ha “certificato” una grave violazione di un diritto fondamentale, quello alla libertà religiosa, calpestata ed umiliata dal potere civile, richiedendo di conseguenza un riesame della questione.

Niente da fare. Parlando ai governatori dei Länder, il primo ministro tedesco, come un panzer, ha di nuovo proibito qualsiasi servizio religioso, Messe comprese ovviamente, sino a data da destinarsi. Ciò, proprio nel momento in cui invece ha autorizzato la riapertura di migliaia di negozi in tutto il Paese. Il vescovo Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale tedesca, non ha mancato di manifestare il proprio disappunto, dicendo di non capire per quale motivo debbano restare in vigore tali restrizioni solo per la sfera spirituale.