Il finale della Carmen riscritto. Una petizione per rimuovere dal Metropolitan di New York un quadro di Balthus, contestato per presunta pedofilia. Ovidio bandito dalle università americane, perché offensivo e violento. Sembra non esserci modo di sfuggire alle censure imposte dal politicamente corretto, che si sforza di riscrivere la storia e la lingua, rimuovendo ogni potenziale fonte di discriminazione e producendo rocamboleschi eufemismi.

Eugenio Capozzi ricostruisce le origini ed evidenzia le attuali contraddizioni di questa retorica, collegandola a una vera e propria ideologia, che affonda le radici nella crisi della civiltà europea di inizio Novecento, cresce con la ribellione degli Anni Sessanta e, con la fine della guerra fredda, la morte dei totalitarismi e la globalizzazione, si impone come egemone in un Occidente sempre più relativista e scettico. Una visione del mondo, che ha dato vita nel tempo a dogmi e feticci: il multiculturalismo, la rivoluzione sessuale, l’ambientalismo radicale, la concezione dell’identità come pura scelta soggettiva.

Tra l’ugualitarismo postmarxista, il relativismo, l’ecologismo, la difesa delle minoranze e il multiculturalismo, l’ingrediente principale di questa nuova religione è il relativismo culturale, dal quale deriva tutto il resto, come aveva denunciato Ratzinger: nasce tutto da lì. Anche la variante, più sofisticata e intransigente, dell’antiumanesimo ambientalista. Il punto d’arrivo finale è la sparizione dell’uomo o la riduzione della sua presenza, per non collaborare all’inquinamento attraverso l’atto di consumare e produrre.