L’eccessiva indolenza nei confronti dell’invadenza islamica rischia di trasformarsi in colpevole complicità, esponendo ad un grave rischio la pubblica sicurezza. E, a dimostrarlo, sono i fatti accaduti nelle scorse settimane, in Paesi, come la Francia, che subiscono in media un attacco islamico al mese.

Benché condannato dai giudici di Parigi nel 2015 a 9 anni di galera per associazione a delinquere a scopo terroristico e detenzione abusiva d’armi, nei giorni scorsi, dopo soli 5 anni, è già stato rilasciato Mohamed Achamlane (nella foto), il pericoloso capo del gruppo islamista Forsane Alizza, arrestato nel 2012. Eppure nel suo computer era stato ritrovato materiale pericoloso: indicazioni sulla realizzazione di esplosivi ed un vero e proprio manuale in inglese sul terrorismo, oltre ad uno strano elenco di caffè e di negozi casher. Ciò nonostante, l’uomo è già stato liberato, circola per le strade, tra la gente, come se nulla fosse accaduto…

I giudici hanno escluso che si possa definire “terrorista” Raouf el-Ayeb, il 33enne condannato a 17 anni di carcere per aver cercato, nel 2016, di investire con la sua auto quattro militari di pattuglia nel parcheggio della moschea di Valenza. Riuscì a ferirne lievemente due, ma il bilancio avrebbe potuto essere ben più tragico.

La magistratura ha deciso però di considerarlo alla stregua di un criminale comune, benché abbia dichiarato durante il processo di non essere «né tunisino, né francese», bensì di appartenere all’Isis e di avere come unica legge «quella di Allah, la sharia». Come poterlo paragonare ad un semplice ladro di polli?