Stupisce come, in Svizzera, l’imam di Bienne possa continuare a predicare indisturbato, nonostante i due procedimenti penali avviati nei suoi confronti. Il settimanale Sonntags Zeitung ha pubblicato diversi, sconcertanti estratti dei suoi provocatori interventi pubblici, in cui, ad esempio, si scaglia contro le vacanze di Natale, si esprime a favore della lapidazione come pena per l’adulterio o prega «Allah», affinché elimini «ebrei e cristiani».

Nel 2017 gli è stato revocato lo status di rifugiato, ma questo non gli impedisce assolutamente di circolare liberamente nella Confederazione e di avere accesso, oltre tutto, alle indennità previste. Sono proprio l’ignavia, la superficialità, l’accidia con cui l’Occidente affronta tali situazioni di rischio reale a creare quel sottobosco, che offre purtroppo all’eversione islamica ampi spazi per attecchire, per radicarsi nel nostro tessuto sociale e per diffondersi. A rischio e pericolo della povera gente.