L’autore, don Marino Neri, docente universitario e parroco nel Pavese, fa notare come in questi tempi di abuso e di delirio, ora della ragione, ora dell’irrazionalità, urga per ciascuno di noi il recupero dei beni spirituali, che rimangono per l’eternità e che all’eternità ci fanno guardare. A differenza dei beni materiali, quelli spirituali più si condividono, più aumentano. Dunque, avere ben saldi i principi della vita interiore e praticarli con alacrità è il segreto della vera felicità, nonché di qualunque efficace agire nella società.

Per possederli, però, è necessario lo stato di grazia, la chiarezza di principi nell’intelletto e una vera tensione della volontà per fuggire il peccato e praticare il bene, orientando sempre e sempre di più la vita a Dio. Ciò necessita di un lavoro continuo, per evitare di ricadere nello stato di “religiosità naturale”: quando i battezzati, sentendosi “a posto”, vivono come i pagani, magari con qualche riferimento all’Assoluto, ma senza troppo impegno. Non si nega Dio formalmente, ma in pratica Egli non viene coinvolto nella quotidianità dell’esistenza pressoché in nulla. Infine, la nostra vita interiore deve essere soprattutto una vita di Fede, di Speranza e di Carità, di unione a Dio attraverso la preghiera incessante; deve essere una vita animata dai doni dello Spirito Santo che accompagnano le virtù teologali.

Così, l’intelletto ci fa conoscere più intimamente le cose della fede; il consiglio ci rende pronti a giudicare rettamente nelle cose difficili riguardanti la salute eterna; la fortezza ci muove a superare le tentazioni e i pericoli con prontezza, forza e costanza; la scienza illumina la mente a giudicare rettamente delle cose create e specialmente a emettere l’atto di fede; la pietà ci inclina a onorare Dio come Supremo Signore e Padre e le creature per amore di Dio; il timore ci porta a riverire Dio filialmente e a evitare ciò che gli dispiace. E, attenzione: qui non progreditur, regreditur; nella vita spirituale, chi non va avanti, va indietro!