Aborto, la Corte Suprema ha stabilito che non esiste alcuna ragione al mondo che possa impedire ad uno Stato di votare una legge, che obblighi i medici a mostrare alle donne gravide il bambino che portano in grembo tramite ecografia.

Nulla di strano: in molte nazioni, anche europee, sono anzi previste tre ecografie obbligatorie, per verificare il regolare svolgersi della gravidanza. Eppure contro tale norma si sono scagliati diversi centri affiliati a Planned Parenthood ed i titolari di numerose cliniche abortiste americane, trascinando in tribunale il crescente numero di Stati della Confederazione, che l’hanno approvata come parte del pacchetto di 400 leggi studiate per depotenziare gli effetti del decreto Roe versus Wade, quello che nel 1973 introdusse malauguratamente l’aborto negli Stati Uniti (si noti, sia detto per inciso, che Norma McCorvey alias Jane Roe, nome scelto ai fini processuali per tutelarne la privacy, colei cioè che con la propria querela avviò tutto l’iter giudiziario che rese legale l’aborto negli Usa, non ha mai abortito, anzi: resasi conto di esser stata strumentalizzata da un team agguerrito di avvocati pro-choice, si convertì al Cattolicesimo, divenendo una convinta militante pro-life).

Ciò che gli abortisti avrebbero voluto impedire è che le donne potessero vedere loro figlio dentro il grembo, notando così come sia un essere umano con un cuore che batte e non un grumolo di cellule. È evidente come questo susciti in loro, oltre ad una naturale commozione e ad un innato senso di maternità, anche molti interrogativi sulla propria scelta.