Cina: mons. Vincenzo Guo Xijin, ex-Vescovo residenziale di Mindong, nella provincia del Fujian, è stato costretto a dormire all’aperto, perché cacciato dalla propria residenza, assieme ai sacerdoti suoi collaboratori, ufficialmente per «ragioni di sicurezza». L’edificio improvvisamente non sarebbe stato più conforme alle norme antincendio. La realtà è un’altra: mons. Guo Xijin ed i suoi preti si erano rifiutati di aderire alla cosiddetta Chiesa “indipendente”.

Con lo stesso pretesto, quello delle misure antincendio, negli ultimi giorni sono state chiuse almeno cinque parrocchie, tra cui due particolarmente grandi, quella di Fuan con oltre 10 mila fedeli e quella di Saiqi con circa 3 mila fedeli. I loro parroci sono stati sfrattati. Analoga situazione presso la parrocchia di Suanfeng, poi riaperta. Un caso emblematico, questo: il vescovo ufficiale, Vincenzo Zhan Silu, ha subito nominato un altro parroco, che si è affrettato a firmare l’adesione alla chiesa “indipendente”, per cui improvvisamente i locali sono tornati a norma e riaperti, benché non fosse stata apportata alcuna modifica strutturale. Evidente quanto falsi siano i pretesti addotti per perseguitare i cattolici, quelli autentici almeno, tra i quali dilagano sgomento, sofferenza, preoccupazione. E Roma tace.