Ciò che più sconcerta è che nessuno sia ancora intervenuto. Ci riferiamo alla presenza, nella Chiesa cattolica, di sacerdoti come don Paolo Zambaldi: 34 anni, cappellano nelle parrocchie di Tre Santi e della Visitazione, a Bolzano, secondo quanto riportato da Alto Adige ed anche secondo quanto pubblicato sul suo blog, si dichiara favorevole alla teologia della liberazione, al sacerdozio femminile, alle coppie di fatto ed all’abolizione del celibato, nonché, in ambito sociale, pro immigrazionismo ed ambientalismo, contro i porti chiusi, il decreto sicurezza, il decreto Pillon, l’omofobia ed il capitalismo.

Tra i suoi “no” c’è anche il fatto di non credere né al diavolo, né ai miracoli. Sul suo blog, che non a caso si intitola «Leggere i segni dei tempi», nega che la vita sia un «valore irrinunciabile», secondo lui «non è assoluto», dipenderebbe anzi «da molte variabili, dalle condizioni economiche, dalla salute, dalla riuscita delle relazioni, dalla considerazione che riceve, dall’inclusione amorosa in una comunità di pari, dal rispetto della diversità», come se fallire in uno o più di questi punti giustificasse il farla finita, il suicidio assistito, l’eutanasia.

Ma lui insiste: «Parlare di “valore assoluto” della vita è dis-umano e crudele». E giunge a sposare appieno ed a far propria la politica dei radicali su fine-vita ed eutanasia. Sconcertante. Ciò che predica calpesta le basi del Catechismo. Eppure ciò che don Zambaldi vanta sul quotidiano di Bolzano è il fatto di non aver «mai avuto richiami». Ed è questo ciò che più fa pensare e che spiega molte cose della gravissima crisi, che la Chiesa sta da tempo attraversando…