«Il libro non ha la pretesa di essere uno studio esaustivo sull’argomento, ancor meno è un manuale di sopravvivenza o una tabella di marcia dell’Apocalisse», scrive l’autore all’inizio del libro, spiegando di non aver voluto realizzare né un’esegesi né un pamphlet per infiammare di entusiasmo il timore radicale. Manca sia di teorie che di predizioni, mentre abbonda di riflessioni.

Non pretende di offrire soluzioni, se non quelle dateci da Cristo (pentimento, conversione personale costante, accettazione quotidiana della nostra croce). Ma chi è l’autore? Si tratta di Michael O’ Brien, uno dei migliori romanzieri cattolici degli ultimi decenni (fu definito «il Don Brown cattolico»).

Dopo tre bellissimi romanzi sull’argomento (Il nemico, Il bibliotecario, L’inviato), O’Brien affronta il problema dell’Apocalisse riflettendo sul libro giovanneo. «Il nuovo fariseo trascura le “questioni più serie” (Mt 23, 23) e sminuisce attivamente o addirittura contribuisce attivamente alla morte dell’innocente. E lo fa – atroce ironia – facendo appello alla Misericordia!».

Evidenziando come il pericolo venga da un lato dal nuovo fariseismo (per cui l’unico vero peccato è l’intolleranza) e dall’altro dall’Anticristo («L’Anticristo, quando verrà, rivelerà le sue vere origini? Sarà un ebreo miscredente, come pensavano alcuni Padri della Chiesa? Sarà un apostata cristiano o frutto dell’islam militante?») ed invitando alla «continua veglia» in attesa del ritorno del Signore, nella coscienza che «in Nord America e in Europa occidentale i cattolici vivono in chiese quasi schizoidi, che ci esortano a condannare il fariseismo ma trascurano la chiamata al pentimento e alla vita», lo scrittore canadese indica nella preghiera e nel fondare le nostre vite sulle virtù teologali, «affamati del pane di vita dell’Eucarestia», la via per affrontare le prove dei tempi ultimi.