Repubblica Dominicana: migliaia di famiglie e persone di ogni età, bambini e anziani, sono scesi in piazza contro l’imposizione dell’ideologia gender. Due le manifestazioni, promosse dal gruppo Giù le mani dai miei figli lo scorso 4 luglio, una a Santo Domingo ed una a Santiago, per esprimere un netto dissenso verso la nuova legge, la n. 33/2019 approvata lo scorso 22 maggio, che cerca di imporre a tutti «come priorità» politiche basate sull’ideologia gender «ai differenti livelli, sistemi e sottosistemi dell’educazione pre-universitaria, nei suoi piani, programmi, progetti, strategie pedagogiche ed attività amministrative». Un lavoro sistematico, organizzato, strutturato e metodico, insomma, per instillare nei giovanissimi l’Lgbt-pensiero, sfruttando la Scuola come grimaldello per le coscienze.

La legge n. 33/2019 è in aperto contrasto con un’altra legge della Repubblica, la n. 66/1997, soprattutto agli articoli nn. 78 e 87. Il corteo ha esposto striscioni con le scritte «No all’ideologia di genere», «Lascia che i bambini siano bambini» e «Maschio e femmina li creò», intonando canti religiosi, essendo molti i cattolici presenti all’evento, al termine del quale, davanti al ministero della Pubblica Istruzione, è stato letto un manifesto, in cui si è denunciato come la nuova normativa sia frutto di un presunto accordo tra governo e Nazioni Unite: «L’ideologia di genere fa male allo sviluppo dei nostri figli», hanno urlato i tanti manifestanti, che intendono essere liberi di educare i propri figli secondo i valori di famiglia.

Dalla parte dei genitori e dei loro ragazzi, si è schierata pubblicamente già lo scorso 28 maggio, la Conferenza episcopale dominicana, che ha emesso un comunicato, in cui ha dichiarato, tra l’altro: «La politica di genere maschera, in realtà, l’ideologia gender, che sradica la natura umana, ignora la biologia ed evidenze scientifiche inconfutabili».