La Corte d’Appello inglese ha dichiarato illegittima l’espulsione di Felix Ngole, uno studente del corso magistrale in Servizi Sociali dell’Università di Sheffield, cristiano, espulsione provocata due anni fa da un suo semplicissimo commento su Facebook: «La Bibbia e Dio definiscono l’omosessualità come un peccato».

Così ha scritto il giovane, che, ritenendo giustamente di aver patito un torto, ha portato l’intero Ateneo in tribunale e qui si è visto riconoscere il fatto di esser dalla parte della ragione, per cui i giudici hanno annullato non solo il provvedimento assunto contro di lui, ma anche la precedente sentenza del giudice aggiunto della Corte Suprema, Rowena Collins Rice, a lui sfavorevole, ritenendo indebitamente che le sue personali convinzioni lo squalificassero come assistente sociale.

Non è così. In un’intervista alla Bbc, Ngole ha dichiarato: «Se sei un cristiano e se sostieni le tradizioni cristiane, devi stare attento a non esprimerle, poiché potresti perdere il lavoro», ha commentato. Il fatto, ora, che la Corte d’Appello abbia riconosciuto le sue ragioni è, invece, «una grande notizia, non solo per me e per la mia famiglia, ma per tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione, specialmente per coloro che operano o studiano nel campo professionale della solidarietà».