«Vivere non vuol dire consumare tutte le proprie energie nel mangiare e nel bere, verso ciò che lo attrae, espandere il cuore o svagare l’anima nelle bellezze esteriori. Questo non è altro che ciò che comunemente si dice “trascinare la propria esistenza”. E dove? Al macello ed alla fogna»: così inizia Cristianesimo vissuto, uno dei testi spirituali fondamentali del XX secolo, pubblicato postumo nel 1958 dal certosino dom Francesco di Sales Pollien (1853-1936) e meritoriamente riproposto dalle Edizioni Fiducia.

In Cristianesimo vissuto spiega che cosa voglia dire essere un cristiano e come lo si diventi. «Si dice che mancano gli uomini; io non lo credo; sono i principi che mancano: perciò non si formano più cristiani». I princìpi sono il punto su cui ribatte continuamente, con fermezza ma senza durezza: «I princìpi non si prestano a nessun accomodamento: sono o non sono. Quando si tratta invece di mezzi da adoperare, puoi e devi essere accomodante. La pratica deve adattarsi a tutte le situazioni, servirsi di tutto. Fermezza nei principi, dolcezza nei mezzi».

Egli mira a selezionare i lettori: «Ma qui non mi rivolgo se non agli uomini che sentono e comprendono, a quelli che hanno bisogno di grandi cose, a quelli che sono decisi a vivere in pieno una vita seria. Quelli che per Dio vogliono essere qualche cosa; quelli che sentono il prepotente bisogno d’esser totalmente di Dio, di vivere interamente per Dio, di morire per Dio senza esitazione, ecco quelli – gli unici – a cui faccio appello, perché solo essi sono capaci di comprendermi. Se tu non sei di quelli, chiudi il libro, quest’appello non fa per te». E conclude: «E tu sarai un uomo?… un cristiano?… un Santo?… Hai la fede?… la ragione?… Rispondi».