L’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato la risoluzione, con cui ha istituito la Giornata internazionale delle vittime della persecuzione religiosa. Si celebrerà ogni 22 agosto per denunciare gli atti di violenza compiuti nel mondo per motivi confessionali. Presentata dalla Polonia, l’iniziativa ha subito trovato l’appoggio di Stati Uniti, Canada, Brasile, ma anche di Egitto, Iraq, Giordania, Nigeria e Pakistan.

In realtà, nel corso degli ultimi cinque anni un mondo muto ed indifferente si è reso sostanzialmente complice, col proprio silenzio, dei genocidi cristianofobici compiuti ovunque, come recentemente denunciato da un reportage della Bbc. Si stima che in tutto siano circa 300 milioni i cristiani vittime di violenze ovvero l’80% del totale.

Molti, anche in casa cattolica, hanno elogiato la decisione dell’Onu come un utile, anzi fondamentale passo in avanti. Qualche dubbio però sorge, sia per la genericità della formula, sia per la tipologia degli Stati, che hanno appoggiato la risoluzione Onu. Mentre si parla espressamente di «genocidio» contro i cristiani, la Giornata istituita si riferisce più asetticamente a qualsivoglia «persecuzione religiosa», categoria in cui si può far rientrare, volendo, tutto ed il contrario di tutto.

Il fatto poi che i Paesi sostenitori siano a maggioranza islamica e che in molti di essi si utilizzi regolarmente la legge sulla blasfemia, per ammazzare od in ogni caso perseguitare le minoranze religiose, cristiani in primis, fa dubitare circa una corretta applicazione dell’iniziativa e circa un’onesta interpretazione del significato della medesima.

Il rischio, tanto per esser chiari, è che, a beneficiarne, non siano i cattolici, benché siano, dati alla mano, in assoluto i più perseguitati; altri potrebbero impossessarsene e darne un’interpretazione caricaturale, tanto da vanificarne i veri obiettivi. A quel punto, le vittime, quelle vere, oltre al danno, patirebbero anche le beffe di vedere i propri aguzzini ergersi a paladini di quei diritti umani, che loro per primi negano e tradiscono.