In questo suo ultimo libro il saggista francese di origini italiane Alexandre Del Valle, specialista di geopolitica e di Medio Oriente, vuole smontare il diffuso senso di colpa dell’Occidente nei confronti soprattutto dell’islam e di quelle terre che furono un tempo colonizzate, per proporci una nuova e originale spiegazione della mancata integrazione sociale e del fallimento del multiculturalismo europeo.

L’idea centrale del saggio si fonda sulla convinzione che la peggior minaccia della società occidentale risieda in un «complesso di colpa» generalizzato, diventato una vera «patologia sociale» di tipo mortale. «È un complesso indecente quanto ingiustificato – scrive Marcello Veneziani nella sua Introduzione –  la vergogna di essere quel che noi siamo e figli di quella storia, di quella civiltà, di quel modo d’essere. Una forma di auto-colpevolizzazione a volte grottesca, che poi coincide con il canone occidentale presente, quello che viene definito politically correct e con il dogma umanitario dell’accoglienza, dell’apertura senza limiti ai migranti».

Dopo aver esaminato la nuova crisi della coscienza europea (pp. 37-130), l’autore dedica un ampio capitolo alle fonti del terrorismo intellettuale e del politicamente corretto (pp. 131-182), per poi passare ad una parte propositiva: come vincere i miti fondatori del politicamente corretto (pp. 183-328) e come giungere a una «geopolitica della discolpa» (pp. 329-397), che conduca ad una rinascita dell’Europa.