La Camera dei Deputati cilena ha approvato un disegno di legge, che pretende di obbligare i sacerdoti a violare il segreto della Confessione in caso di abuso sessuale. Secondo la Conferenza episcopale, tale norma rappresenta un passo «molto grave», un’autentica minaccia per la libertà religiosa e crea un’oggettiva e «seria difficoltà» dal punto di vista del diritto canonico.

Il disegno di legge venne presentato nel maggio dello scorso anno dall’on. Raul Soto - peraltro un cristiano-democratico -, è stato approvato lo scorso ottobre dalla Commissione costituzionale, la Camera bassa lo ha a sua volta recepito ed ora, per diventare operativo, deve attendere il “sì” anche da parte del Senato: qualora giungesse, verrebbe modificato l’art. 175 del Codice di Procedura Penale e verrebbe pertanto ampliato lo spettro di coloro che vengono obbligati a denunciare reati commessi contro minori e adulti in condizioni fisiche o mentali tali da richiedere particolare attenzione per le loro condizioni fisiche o psichiche.

Tale obbligo, che riguarda già i dirigenti degli istituti scolastici, le forze dell’ordine, le capitanerie di porto ed i comandanti delle navi, verrebbe esteso ora anche alle «autorità ecclesiastiche di qualsiasi confessione religiosa, tanto di diritto pubblico quanto di diritto privato, ed, in generale, ai Vescovi, ai pastori, ai ministri di culto, ai diaconi, ai sacerdoti, ai religiosi ed a chiunque altro» sia responsabile «di una Congregazione» o di gruppi, così come ai vertici di associazioni, fondazioni o sigle di carattere culturale, giovanile, educativo, sportivo o di altra natura.

In particolare, il canone 983 del Codice di Diritto Canonico cozza contro tale norma, perché così recita: «§1. Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto, non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o in qualunque altro modo e per qualsiasi causa. §2. All’obbligo di osservare il segreto sono tenuti anche l’interprete, se c’è, e tutti gli altri ai quali in qualunque modo sia giunta notizia dei peccati della Confessione». In caso di infrazione, il canone 1388 specifica: «§1. Il confessore che violi direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto».