Il 17 luglio 2018 è ricorso il centenario della morte dello zar Nicola II, massacrato a Ekaterinburg con la sua intera famiglia. Pochi sovrani sono stati tanto diffamati e criticati quanto lui (forse solo Nerone, scrive l’autore, ebbe un peggiore trattamento postumo), poiché la diffamazione verso la famiglia reale era necessaria a giustificare il mostruoso massacro della rivoluzione bolscevica. Messo in cattiva luce presso l’opinione pubblica dopo la sfavorevole guerra contro il Giappone (1905) e costretto all’abdicazione nel 1917 in seguito al disastroso andamento della prima guerra mondiale – che aveva fatto di tutto per scongiurare – pensava di vivere come un privato cittadino, dedicandosi pacificamente all’agricoltura.

Ma era un simbolo troppo ingombrante per il sanguinario governo comunista: fu quindi imprigionato e trasferito in Siberia. Tutti i tentativi di salvarlo fallirono ed anzi, “giustificarono” la condanna a morte, eseguita dagli estremisti più fanatici. Particolarmente brutale l’esecuzione: i membri della famiglia reale furono trucidati a colpi di pistola e baionetta, a Ekaterinburg, presso gli Urali, il 17 luglio del 1918.

I carnefici massacrarono non solo lo Zar, ma anche la sua famiglia, inclusi i bambini, nonché il medico e una serva. Da quel giorno i bolscevichi lo hanno coperto di calunnie, per giustificare la propria ferocia. Luciano Garibaldi con questo libro di facile lettura, scritto con il suo apprezzato, vigoroso e scorrevole stile giornalistico, ristabilisce i fatti nella loro essenzialità, rendendo omaggio ad un martire del comunismo.