Da quasi quattro anni è noto come nell’asse kosovaro-bosniaco si celi il principale snodo dell’Isis in Europa. E come nel Cremonese si siano registrate tracce certe di tale avamposto del terrorismo islamico. Ora s’è aggiunto, purtroppo, un altro tassello, che conferma tali notizie: è stato espulso, infatti, «per motivi di sicurezza dello Stato» l’imam kosovaro Naser Baftija, di 39 anni, incensurato.

Sposato e padre di due figlie, risiedeva da almeno una decina d’anni a Cremona, dove era attivo presso il locale centro culturale islamico «La Speranza», nonché a Mantova, Guastalla, in diverse moschee del Bolognese e su Facebook con interventi intrisi d’odio contro gli sciiti e contro i nemici dell’islam, nonché miranti al reclutamento di nuovi jihadisti, tanto suoi connazionali quanto italiani. Ma frequenti sono state anche le sue trasferte in Germania, Turchia, Kosovo, Serbia e Macedonia.

Baftija si trovava incredibilmente nel nostro Paese con un permesso di protezione umanitaria. Da tempo era tenuto sotto osservazione dai Carabinieri di Cremona e dai Ros di Brescia: le indagini condotte hanno evidenziato, infatti, pericolose contiguità con altri imam di origine balcanica, già noti per la loro radicalizzazione jihadista. Come il bosniaco Bilal Bosnic, arrestato per terrorismo, ed il kosovaro Resim Kastrati, conosciuti, sempre nel Cremonese, per aver frequentato nel 2011 l’Associazione Kosovara di Motta Baluffi; oppure Abdul Gaffur Dibrani, 26 anni, residente a Fiesse, nel Bresciano, espulso a sua volta per aver fatto propaganda a favore dell’Isis.

Lo scorso mese di febbraio la Digos ha prelevato Baftija dalla propria abitazione e lo ha trasferito presso il Centro di Identificazione ed Espulsione di Caltanissetta. Gli è stato revocato lo stato di protezione, ciò contro cui lui ha prima presentato e poi ritirato ricorso. A quel punto la procedura di espulsione non ha più incontrato ostacoli, così lo jihadista è stato rimpatriato. Si tratta del 24mo espulso dall’inizio dell’anno.