A ottant’anni dalla fine della Cruzada viene riproposto il diario di guerra del capitano Tullio Rispoli (1899-1974), “ragazzo del ‘99” e Legionario fiumano, nonché cognato del filosofo Lorenzo Giusso (1899-1957), avvocato penalista e volontario del CTV (Corpo Truppe Volontarie), che nella battaglia di Guadalajara (8-23 marzo 1937) meritò una medaglia di bronzo al valor militare.

Uomo di raffinata cultura, Rispoli non descrive semplicemente gli aspetti bellici, ma si sofferma sullo spirito della popolazione che incontra nelle città liberate. Visita varie città, dal Nord al Sud; parla con militari e borghesi, con semplici popolani e noti professionisti, incontra ufficiali spagnoli tra cui il generale Moscardó, l’eroe dell’Alcazar; conosce l’accademico di Spagna José María Pemán, del quale tradurrà alcune opere.

Pur considerato tra le principali fonti della spedizione militare italiana in Spagna, il resoconto di Tullio Rispoli descrive anche l’aspetto “umano” della guerra civile, nel suo duplice aspetto di immane tragedia e di grande eroismo, di fanatismo bolscevico e di coraggio ispanico, facendoci comprendere perché essa fu una vera e propria Crociata dei nostri giorni.

Ne è esempio questo stralcio di conversazione tra un franchista ed un carlista: «Quando al vecchio Requeté della Navarra, il giovane Falangista della Andalucía rimproverava: “Voi volete vivere come gli uomini del passato!”; quello rispondeva: “No, noi vogliamo vivere come i nostri grandi del passato vivrebbero oggi!”» sintetizzando così il nucleo del più puro tradizionalismo: applicare al presente lo spirito del grande passato, non le sue forme esteriori.