Com’è tristemente noto, a gennaio lo stato di New York ha varato una nuova legge sull’aborto che consente alla donna di abortire anche oltre il limite delle 24 settimane di gestazione, limite stabilito dalla precedente normativa. La principale novità introdotta dal Reproductive Health Act, oltre al già citato allargamento delle maglie temporali, è costituita dal fatto che la pratica criminale dell’aborto diventa materia di tutela della salute pubblica, proprio com’è in Italia dal 1978.

Nello specifico, il comma 6 dell’articolo 25 A del R.H.A. recita così: «Un professionista della salute, in possesso dei titoli di studio necessari a norma di legge, agendo all’interno del perimetro legale della sua professione, può eseguire un aborto in accordo con il suo ragionevole giudizio professionale, espresso in base alla cartella medica della paziente, quando la paziente sia all’interno delle 24 settimane dall’inizio della gravidanza oppure vi sia un’assenza di vitalità del feto oppure l’aborto sia necessario per proteggere la salute o la vita della paziente».

Ora, alcuni siti d’informazione di stampo laicista sostengono non corrispondere al vero che con tale testo di legge si introduca l’aborto fino al nono mese: esso sarebbe consentito dopo la 24ma settimana di gestazione solamente a determinate condizioni (omettendo di specificarle tutte, tra l’altro…). In realtà, è piuttosto facile dimostrare come i presunti paletti posti a presidio della norma siano facilmente superabili, vista soprattutto la natura piuttosto ambigua e onnicomprensiva del concetto di salute della donna, che include una serie di motivazioni di ordine economico, psicologico e sociale che sfuggono totalmente al controllo.

Del resto, la stessa legge 194 non prevede un limite cronologico preciso oltre cui non sia possibile interrompere la gravidanza, anche se esso viene identificato con l’epoca nella quale sussiste la possibilità di vita autonoma del feto (194/1978 art. 6, 7). Tuttavia, secondo la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia non è possibile stabilire un limite certo di vitalità valido per tutti i feti.

Non sono mancati, infatti, nel corso degli anni, aborti effettuati ben oltre il limite della possibilità di vita autonoma del feto, come avvenne qualche anno fa nel nosocomio di Rossano, dove un bimbo sopravvissuto ad un aborto venne lasciato agonizzare per un giorno intero dentro un recipiente per i rifiuti.

Tra la legge 194 italiana e quella fortemente voluta dal governatore Andrew Cuomo, ciò che cambia sembra essere solo il limite temporale, 3 mesi per la 194 e 5 per il Reproductive Health Act, a testimonianza della natura ideologica di entrambe le norme. Per il resto, il bambino non nato sparisce come soggetto di diritto per venire declassato a semplice oggetto nelle mani della madre.

Se l’aborto sparisce come reato nella legislazione newyorkese, ciò vale anche per la nostra, visto che con un decreto del 2016 è stato depenalizzato anche il reato di aborto clandestino che rimane punibile solo con un’ammenda. Un’ultima significativa caratteristica accomuna le due normative: il marchio di fabbrica. Il nuovo testo adottato dallo stato di New York è stato firmato dal cattolico Cuomo; nel lontano 1978 fu il cattolico Giulio Andreotti a firmare la famigerata legge 194.